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AA.VV. EDB Edizioni
Ennio Abate, poeta e critico milanese, ha di recente calcolato che in Italia scrivono poesia circa un milione e mezzo di persone e ha introdotto nel dibattito sulla poesia il fortunato concetto di “moltitudine poetante”.
È vero che cè un esercito di poeti che aspirano alla notorietà e vorrebbero pubblicare.
Qui interviene l'equivoco e si pone il problema.Pubblicare è necessario per cominciare. Il libro, una volta stampato, deve andare in giro, va in una libreria dove qualcuno deve andarlo a comprare per portarselo a casa. Tra ognuno degli aspiranti poeti ci sono notevoli varietà, soprattutto nel rapporto con il pensiero e con la lingua, o meglio la parola come si dice
della lingua di ciascuno di noi. La lingua è quella che ci consente di comunicare con gli altri, di capirli. Noi crediamo poco nelle classifiche, anche perché sotto certi livelli di esperienza e di impegno è difficile valutare
le differenze tra un poeta e l'altro. E sopra questi livelli, quando sono eccellenti, è inutile, oltre che impossibile, distinguere.
Non vogliamo credere, come peraltro importanti critici sostengono, che tolti una decina di grandi poeti attivi nel mondo, tutti gli altri, dall'undicesimo
allʼultima persona che si ingegna di scrivere versi, valgano allo stesso modo. Vogliamo credere, invece, che ognuno esprima un proprio interno bisogno di espressione e che voci diverse, spinte dalla stessa passione,
si esprimano nel tempo nella società. Pochi, peraltro, arrivano ai lettori. Per questo abbiamo pubblicato i testi degli appartenenti al gruppo del Caffè Letterario fondato da Luciana Leone.

 

Affreschi di persone, descrizioni di paesaggi, riflessioni, ricordi, meditazioni, preghiere, racconti: le poesie di Salvatore Giletto sono tutte queste cose insieme. Un ritratto della realtà che dura da tutta una vita, descritta e narrata con un occhio sempre vigile e attento ma mai severo, anzi spesso indulgente.

Ciò che colpisce di più in queste poesie sono le riflessioni, di spessore tale che si possono dire filosofiche, etiche e didattiche che riguardano i vari ambiti dell’esistenza: la nascita, la morte, il matrimonio, le amicizie, la vecchiaia. Lo sguardo di Giletto sul reale è verista, non nasconde nulla né al lettore né a se stesso ma, anche in virtù della sua origine contadina, è capace di trovare nuovi punti di vista e nuove prospettive interpretative a quello che vede e racconta.

Le poesie sono anche intrise di cultura, come si evince dai numerosi spunti storici e politici in esse presenti. In conclusione, quindi, quello che viene fuori da questa raccolta è una descrizione della realtà operata da un uomo dotato di un buonsenso antico e contadino, ma anche di uno spessore culturale non indifferente.

 

 

Sensazioni e ricordi di tempi e di luoghi lontani, recuperati nella memoria e messi su carta dall’autrice Vincenza Davino affinché non ne svanisca col tempo il ricordo, ecco cosa si propongono di essere le poesie contenute in questo libro.

Versi come pennellate di un pittore impressionista, perché non descrivono le immagini del passato dettagliatamente, ma solo come sono state conservate, sbiadite ed eteree, nella memoria della poetessa. Un volume dove si alternano luci e ombre che si conclude con un una nota di speranza, perché “in queste sillabe del nulla, la trama delle parole si distende e si adagia in un canto di luce e di amore”.

 

 

 


 

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